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Albania il paese di fronte (regia Roland Sejko, Mauro Brescia; produzione Ist. L.U.C.E. con il contributo della Regione Lazio; 2008)

Documentario piuttosto celebrativo del ventennio fascista, come sempre accade a queste produzioni L.U.C.E. infarcite di musichette d’epoca e delle sole immagini ufficiali del regime. Non allo stesso modo per l’epoca del comunismo stalinista, tratteggiata giustamente con i toni più cupi possibili. Nel complesso un’opera da vedere per sapere qualcosa in più su un Paese vicinissimo eppure pressoché sconosciuto. 

La Grecia brucia

La Grecia è arrivata alla resa dei conti. Il Parlamento si accinge a capitolare di fronte al plotone d’esecuzione costituito dalla cosiddetta troika, formata dall’Unione Europea, la Banca Centrale Europea e il Fondo Monetario Internazionale. La società civile sta protestando violentemente di fronte al Parlamento. Il primo ministro Papademos, alter ego del nostro Monti, ha dichiarato che “il vandalismo e la distruzione non hanno un posto nella democrazia”: le stesse parole usate ieri, in maniera preventiva, dal nostro presidente Napolitano.

Naturalmente, i mandanti (im)morali della troika, e gli esecutori materiali del governo greco, presentano le misure che stanno per essere adottate come “inevitabili e necessarie”: le stesse parole che abbiamo sentito anche noi, fino alla nausea, dal colpo di mano del 9 novembre 2011 a oggi. E queste misure (udite, udite!) consistono in: “Una radicale riforma del mercato del lavoro, con una profonda liberalizzazione. Una diminuzione di oltre il 20% del salario minimo garantito, e un taglio delle pensioni. Una drastica economia di spesa in settori pubblici, come gli ospedali e le autonomie locali. E la vendita dei gioielli di famiglia, come le quote pubbliche in petrolio, gas, acqua e lotteria”.

Queste misure non si chiamano “austerità”, o “sacrifici”, ma distruzione dello stato sociale e svendita del pubblico al privato. Esse sono dello stesso tenore, vanno nella stessa direzione, e sono ispirate dalla stessa insana ideologia, delle “riforme” che il nostro governo sta cercando di far passare anche da noi. E che, per ora, il nostro popolo ex-sovrano ha mostrato di accettare con maggior spirito di sopportazione, e minor spirito di sopravvivenza, di quello greco.

Nel suo editoriale di ieri su Repubblica, parlando delle conseguenze del possibile default della Grecia, del Portogallo e dell’Irlanda, Scalfari ha scritto che “il fallimento di due o tre paesi dell’Eurozona avrebbe ripercussioni molto serie sul sistema bancario internazionale, obbligando gli Stati nazionali a nazionalizzare totalmente o parzialmente una parte notevole dei rispettivi sistemi bancari”. Ma, più che una minaccia, questa dovrebbe essere percepita come una speranza!

Perché ormai è chiaro che le banche hanno una buona parte di responsabilità nella crisi mondiale, avendola fomentata con una manovra di strozzinaggio in due tempi: dapprima, finanziando e comprando una larga parte dei debiti sovrani degli stati, e poi, minacciando di chiederne la restituzione. Gli uomini delle banche al governo, in Grecia come in Italia, ci spiegano che dobbiamo piegarci al ricatto, pagando il riscatto della svendita dello stato. I dimostranti di Atene dimostrano, appunto, che si può dire no agli strozzini, anche quando ti puntano la pistola alla tempia, e sono pronti a premere il grilletto.

(Piergiorgio Odifreddi su Repubblica.it)

Scontri in Grecia. Pinuccio chiama

Quando ho letto questa notizia pensavo fosse l’esagerazione di qualche blog catastrofista, tanto mi sembrava incredibile.
Invece è l’ANSA. Vi riporto qualche estratto:
Parlando con il sito online Newsit.gr, la donna ha affermato che nelle ultime settimane “sono stati registrati circa 200 casi di neonati denutriti perche’ i loro genitori non sono in grado di alimentarli come si deve”, mentre gli insegnanti delle scuole intorno all’istituto da lei diretto fanno la fila per prendere un piatto di cibo per i loro alunni che non hanno da mangiare. Il ministero della Pubblica Istruzione, che in un primo momento aveva definito la denuncia come “propaganda”, si e’ visto costretto a riconoscere la gravita’ del problema.
Come hanno detto alcuni insegnanti al quotidiano To Vima, il problema di denutrizione esiste e viene individuato piu’ facilmente nelle scuole a pieno tempo: “Molti ragazzi vengono in classe senza il pranzo e dicono di averlo dimenticato a casa perche’ si vergognano di dire la verita’”. E non mancano nemmeno i casi di pazienti che, dopo essere guariti, non vogliono lasciare l’ospedale perche’ non hanno dove andare a dormire.
Stanno uccidendo i greci, e non solo con la fame. L’Unità, qualche settimana fa:
I ricoveri nelle strutture private sono crollati del 30% tra il 2009 e il 2010, mente quelli negli ospedali pubblici sono aumentati del 24%. Contemporaneamente, gli ospedali pubblici hanno subito tagli per il 40% del loro budget, molti lavoratori sono stati licenziati e quindi il personale è carente. Le code per una visita o per un ricovero sono diventate lunghissime, tanto da scoraggiare i pazienti e da alimentare il sistema delle bustarelle elargite a medici e infermieri.
Inoltre, cominciano a scarseggiare alcuni medicinali. Molte ditte farmaceutiche hanno infatti deciso di sospendere l’approvvigionamento di farmaci agli ospedali greci perché le fatture non venivano pagate da anni. Un esponente della Roche ha dichiarato sempre al Wall Street Journal che il gruppo svizzero ha interrotto la fornitura di alcuni farmaci anticancro, Novo Nordisk ha smesso di mandare insulina e Leo Pharma non spedisce più un farmaco anticoagulante e uno contro la psoriasi.
Questo blog si occupa di Grecia da tempo. Nel dicembre 2008, tre anni fa, sapevamo già che i greci sarebbero stati “i primi”. E Pietro cominciò a seguire da vicino la Grecia nel gennaio 2010, due anni fa. Malgrado ciò, sono stupita dalla rapidità con cui la situazione si sta deteriorando. Non possiamo fare altro che assistere inorriditi alla tragedia che si consuma a poche ore di navigazione dalle nostre coste, con la sempre più ineluttabile consapevolezza che i prossimi saremo noi.
da http://crisis.blogosfere.it/

-

in fondo a sinistra: [Stanno uccidendo i greci.]

Non mi piace pensare che i prossimi saremo noi, ha il sapore di un mantra ormai…

(via marsigatto)

Source: infondoasinistra

Quanto a Lorenzo Ornaghi (rettore della Cattolica e vicedirettore dell’Avvenire), nuovo ministro della Cultura, a Renato Balduzzi (presidente del Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale e direttore del bimestrale Coscienza), nuovo ministro per la Salute, e ad Andrea Riccardi (fondatore della Comunità di Sant’Egidio ed esponente di Comunione e Liberazione), nuovo ministro per la Cooperazione, insieme al devoto premier e allo stesso Passera garantiranno che la Chiesa continuerà a presidiare il nuovo governo e a ricevere i soliti finanziamenti.

- Poveri noi! » Il non-senso della vita - Blog - Repubblica.it (via uaar-it)

Grecia. A semafori spenti: una passeggiata per l’Atene della crisi ⇢

Viaggio in una capitale in cui anche i dettagli raccontano il clima di precarietà e grande incertezza

Perché la Grecia uscirà dall’euro (non subito) ⇢

Atene ha solo due alternative davanti a sé: uscire adesso prima di esaurire tutte le riserve valutarie in cassa, oppure quando in cassa non ci sarà più niente. Dall’Europa un piano di aiuti pasticciato. Germania, Francia e Olanda non hanno salvato il popolo greco: hanno salvato i propri banchieri dall’insolvenza greca

misantropo:

Albania: nessuno vi dice un cazzo. Allora io approfitto dell’insonnia e vado a spulciarmi gugol niùs. In Albania si menano e la situazione è tesa per le elezioni che si terranno l’8 Maggio. L’OCSE “si augura che ci siano libere elezioni”, il che significa che molto probabilmente non ci saranno, ma niente paura! Si sta procedendo con le privatizzazioni e le banche fanno il +89% di profitti, con tanti complimenti dall’Unione Europea.
Algeria: ci sono ancora proteste, ma questa analisi del Washington Post dipinge una situazione molto, troppo simile alla nostra… movimenti scollegati tra loro che non riescono a fare fronte comune. Quest’altra analisi invece pone l’accento sul trauma e sul bisogno di pace dopo tanti anni di guerra civile. Al-Jazeera ha una timeline delle proteste.
Arabia Saudita: continuano le proteste. Per i diritti umani, per i salari bassi, ma soprattutto da parte di shiiti che protestano contro l’intervento in Bahrein
Bahrein: un membro importante dell’opposizione è morto mentre era in custodia della polizia.
Egitto: Mubarak finisce in ospedale per un malore. Esattamente com’era successo a Ben Ali. Vediamo quanto dura. Nel frattempo, un blogger 26enne è stato condannato a 3 anni di galera da un tribunale militare per un post in cui diceva che l’esercito ed il popolo non erano mai stati veramente uniti. L’hanno accontentato subito, visto?
Emirati Arabi (U.A.E. in mappa): arrestati due attivisti (uno dei quali è un professore alla sede della Sorbona in Abu Dhabi) che chiedevano riforme costituzionali. Nel frattempo erano state prese misure economiche per ingraziarsi la popolazione, vedremo se funzioneranno.
Giordania: continuano le proteste. Qualche giorno fa c’è scappato il primo morto (e 120 feriti, diciamo che non sparavano in aria).
Grecia: i sindacati organizzano uno sciopero per Maggio. Devono avere infiltrati sindacalisti italiani… poveracci.
Iran: continuano le proteste. Contro il governo, ma anche a favore del Bahrein (e contro l’intervento saudita nel paese)
Iraq: c’è la guerra. Da 10 anni. Per abbattere il tiranno Saddam e portare la democrazia. Non gli è garbato molto che siamo andati lì a portargli sta fantomatica democrazia dentro le bombe.
Kuwait: il governo si è dimesso in massa, ma è stato rinominato lo stesso primo ministro. Le proteste sono soprattutto a carattere religioso tra sciiti e sunniti, ma ci sono anche i “beduini” che reclamano la nazionalità. Nel frattempo, la marina è diretta in Bahrein.
Libano: la situazione è tesa da Gennaio. La stampa ‘mmeregana sembra cominciare a fare campagna per proteste anche in Libano (turisti rapiti, stop all’esportazione di armi).
Libia: in Libia c’è la guerra. Ops, scusate, volevo dire che è in corso una missione di pace.
Marocco: la BBC scrive che le proteste sono ormai roba di tutti i giorni. Beati loro.
Oman: continuano le proteste e, purtroppo, i morti.
Costa d’Avorio: la situazione è incasinata. Non stanno protestando per la democrazia, ma per i risultati delle elezioni. Leggetevi un po’ di roba e fatevi un’idea, che io son distrutto.
Palestina: le Nazioni Unite dicono che la Palestina è in grado di governarsi da sola
Siria: si continua allegramente a sparare sui manifestanti. Bloomberg titola “la Siria giura di schiacciare i manifestanti”. Ottimo.
Swaziland (non in mappa): proteste contro il Re, monarca assoluto che ha bandito i partiti e le elezioni da 38 anni.
Yemen: a migliaia hanno protestato contro una proposta di chiudere la crisi garantendo, però, l’immunità al presidente Saleh (mi ricorda qualcuno).

misantropo:

Albania: nessuno vi dice un cazzo. Allora io approfitto dell’insonnia e vado a spulciarmi gugol niùs. In Albania si menano e la situazione è tesa per le elezioni che si terranno l’8 Maggio. L’OCSE “si augura che ci siano libere elezioni”, il che significa che molto probabilmente non ci saranno, ma niente paura! Si sta procedendo con le privatizzazioni e le banche fanno il +89% di profitti, con tanti complimenti dall’Unione Europea.

Algeria: ci sono ancora proteste, ma questa analisi del Washington Post dipinge una situazione molto, troppo simile alla nostra… movimenti scollegati tra loro che non riescono a fare fronte comune. Quest’altra analisi invece pone l’accento sul trauma e sul bisogno di pace dopo tanti anni di guerra civile. Al-Jazeera ha una timeline delle proteste.

Arabia Saudita: continuano le proteste. Per i diritti umani, per i salari bassi, ma soprattutto da parte di shiiti che protestano contro l’intervento in Bahrein

Bahrein: un membro importante dell’opposizione è morto mentre era in custodia della polizia.

Egitto: Mubarak finisce in ospedale per un malore. Esattamente com’era successo a Ben Ali. Vediamo quanto dura. Nel frattempo, un blogger 26enne è stato condannato a 3 anni di galera da un tribunale militare per un post in cui diceva che l’esercito ed il popolo non erano mai stati veramente uniti. L’hanno accontentato subito, visto?

Emirati Arabi (U.A.E. in mappa): arrestati due attivisti (uno dei quali è un professore alla sede della Sorbona in Abu Dhabi) che chiedevano riforme costituzionali. Nel frattempo erano state prese misure economiche per ingraziarsi la popolazione, vedremo se funzioneranno.

Giordania: continuano le proteste. Qualche giorno fa c’è scappato il primo morto (e 120 feriti, diciamo che non sparavano in aria).

Grecia: i sindacati organizzano uno sciopero per Maggio. Devono avere infiltrati sindacalisti italiani… poveracci.

Iran: continuano le proteste. Contro il governo, ma anche a favore del Bahrein (e contro l’intervento saudita nel paese)

Iraq: c’è la guerra. Da 10 anni. Per abbattere il tiranno Saddam e portare la democrazia. Non gli è garbato molto che siamo andati lì a portargli sta fantomatica democrazia dentro le bombe.

Kuwait: il governo si è dimesso in massa, ma è stato rinominato lo stesso primo ministro. Le proteste sono soprattutto a carattere religioso tra sciiti e sunniti, ma ci sono anche i “beduini” che reclamano la nazionalità. Nel frattempo, la marina è diretta in Bahrein.

Libano: la situazione è tesa da Gennaio. La stampa ‘mmeregana sembra cominciare a fare campagna per proteste anche in Libano (turisti rapiti, stop all’esportazione di armi).

Libia: in Libia c’è la guerra. Ops, scusate, volevo dire che è in corso una missione di pace.

Marocco: la BBC scrive che le proteste sono ormai roba di tutti i giorni. Beati loro.

Oman: continuano le proteste e, purtroppo, i morti.

Costa d’Avorio: la situazione è incasinata. Non stanno protestando per la democrazia, ma per i risultati delle elezioni. Leggetevi un po’ di roba e fatevi un’idea, che io son distrutto.

Palestina: le Nazioni Unite dicono che la Palestina è in grado di governarsi da sola

Siria: si continua allegramente a sparare sui manifestanti. Bloomberg titola “la Siria giura di schiacciare i manifestanti”. Ottimo.

Swaziland (non in mappa): proteste contro il Re, monarca assoluto che ha bandito i partiti e le elezioni da 38 anni.

Yemen: a migliaia hanno protestato contro una proposta di chiudere la crisi garantendo, però, l’immunità al presidente Saleh (mi ricorda qualcuno).

Source: misantropo

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